Giornate di studio

Del Neoclassicismo fra Canova e Stravinskij

21 e 22 maggio 2022 | Convegno a cura di Piero Mioli
Sala Mozart, via Guerrazzi 13

Sabato 21 maggio | LE ARTI
ore 15:30 Inizio dei lavori
Apre, saluta e coordina il presidente Loris Azzaroni
Introduce Jadranka Bentini

Francesca Lui: Rigenerazioni dell’antico: aspetti del Neoclassicismo nelle arti figurative tra Sette e Ottocento
Emilia Di Rocco: Letteratura europea del Neoclassicismo: una mappa dagli indistinti confini [a distanza]
Bruno Capaci: Presente e passato nel Classicismo italiano. Da Giovanni Pindemonte a Foscolo, dalle Ombre napoletane ai Sepolcri
Maria Ida Biggi: “La musica degli occhi”: scenografia neoclassica fra Italia e Russia
Gian Luca Tusini: Un Neoclassicismo artistico-figurativo nel Novecento?

Domenica 22 maggio | LA MUSICA
ore 10:00 Ripresa dei lavori
Coordina e conclude il consigliere e curatore Piero Mioli

Raffaele Milani: L’estetica neoclassica
Carlo Migliaccio: In musica tra Vienna e Parigi
Gianfranco Vinay: «Fu uno sguardo indietro, certamente […] ma fu anche uno sguardo allo specchio». Alle origini del Neoclassicismo stravinskiano
Riccardo Viagrande: In Italia: «qualcosa di nuovo, [...] anzi d’antico» [a distanza]
Daniela Goldin: Un Neoclassicismo musicale nel Settecento?

L’ingresso al convegno è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Concerto o sinfonia?

Pare proprio che “concerto” sia parola derivante dal latino con-certo/con-certare ovvero “combattere con”, anche se a suo tempo si pensò che potesse derivare piuttosto da con-sero/con-serere cioè “intrecciare fra”. Ebbene, questo breve convegno vorrebbe essere un intreccio di vari elementi (di varie voci, perché no?) e non un combattimento, una lotta, una pur metaforica gara al vincente e perdente. Nella sua ormai lunga vita congressuale l’Accademia Filarmonica di Bologna ha spaziato abbastanza, oltre la sua “armonia” fondamentale che è quella sonora e canora: verso la poesia, il teatro, il pensiero, la religione, la filosofia, l’esegesi, la civiltà in genere. Oggi, quello spazio conferma e annette: oltre a tutto ciò, infatti, ecco la new entry dell’arte figurativa, in un contesto certo musicale ma anche variamente artistico. Tema, il Neoclassicismo in genere. Pretesti, questi due: Stravinskij, che visse fra il 1882 e il 1971, e Canova, che visse fra il 1757 e il 1822, figure da ricordare entrambe a 50 e 200 anni dalla morte, l’una nello scorso 2021 e l’altro proprio nel 2022. Slittò, Igor, per gravi ragioni sanitarie, e nonostante le gravissime condizioni geopolitiche si trova oggi a convivere in Accademia con Antonio.

Perché entrambi, pur distanti un centinaio d’anni e molte miglia di monti e mari, sono detti Neoclassici, sono ritenuti alfieri, anche tutti d’un pezzo, del Neoclassicismo. Dunque il momento è buono per riflettere ampiamente e liberamente, consultando le loro persone, attività, sorti e fortune, e intrecciandole (ecco la parola) con le diverse rappresentanze delle lettere italiane e straniere, delle scene e delle scenografie, del disegno e dello scalpello, ovviamente con le arti del canto, del pianoforte, dell’orchestra, del balletto e magari del cinema. Qualche motivo più particolare? gli -ismi, intanto, hanno sempre destato curiosità e perplessità. Questo -ismo stesso, per l’appunto, è straordinariamente divaricato nei tempi e nei luoghi. Quindi comincia, come parola, con quel problematico neo- che allarga ancora la visuale. Romanticismo, Realismo, Simbolismo, ce n’è da vendere. E poi Neogotico, Neobarocco, Neoromantico, ce n’è quasi la liquidare. Non occorre dissipare, però; basta raccogliere e anzi provare a risparmiare. Sarà troppo aristotelica, troppo oraziana questa reductio in unum? Forse. Diceva infatti Antonio Machado, grande poeta spagnolo coetaneo di Igor: «non hay camino, se hace camino al andar». Nella vita, cioè, non ci sono strade già fatte, belle e aperte, pronte a ospitare un camminante; bisogna solo camminare, anche alla cieca, e camminando forse si troverà, forse ci si costruirà la strada.

Il cammino Del Neoclassicismo fra Canova e Stravinskij sta principiando. Quando finirà, con la regolare pubblicazione degli atti come n. 16 della Libreria Filarmonica, l’auspicio è che appaia come un concerto della seconda ipotesi; anzi, meglio, come una placida convivenza di espressioni musicali, una etimologicamente insospettabile sin-fonia.

Piero Mioli

26 settembre 2020 - Giornata di studio a cura di Piero Mioli, dedicata alla figura del grande compositore Ludwig van Beethoven, in occasione del 250° anniversario della nascita. Partecipano: Sandro Cappelletto, Massimo Marino, Federico Fornoni, Anelide Nascimbene, Marco Targa, Giuseppe Rausa, Mariateresa Dellaborra, Marco Brighenti, Gabriele Mendolicchio e Marco Montaguti.


Attorno a Beethoven

Attorno sul serio, stavolta. Capita spesso, nei convegni musicologici e nei volumi d'atti che ne derivano, che un autore venga trattato al centro della sua epoca e quindi contornato da altri autori più o meno contemporanei. Il panorama che ne sorte è certo interessante, ma tende spesso a considerare i nomi e i fenomeni in maniera pressoché parallela, poco tangente e quindi poco significativa. A parte il fatto che Beethoven (1770-1827), il celebrando di questo 2020 nel 250° della nascita, è vissuto nel massimo splendore del Classicismo viennese e ha già meritato, in questo senso, una trattazione larghissima e profondissima, il progetto formulato dalla R. Accademia Filarmonica di Bologna è un altro, tale da intendere la preposizione "attorno" in modo più lungo che largo, più alto che profondo. In sostanza, anche sul principio della grande ricchezza della bibliografia beethoveniana e del suo inarrestabile arricchimento, s'è pensato di individuare qualche titolo, argomento, forma, qualche aspetto più o meno musicale che abbia trovato una presenza, una soluzione, un'affermazione rilevante in Beethoven ma anche in autori precedenti e seguenti, a volte con chiaro riferimento a lui ma a volte, anzi più spesso, in tempi lontani e anche lontani. Ecco dunque aggettivi come eroico e patetico, personaggi come Egmont e Coriolano, forme come la bagatella e il settimino, fenomeni come la caccia, la tempesta, la battaglia o anche la modalità e la tonalità: sono come i soggetti di grandi fughe, che da Beethoven si dipartano per passare a controsoggetti, riprese, modulazioni, parti libere ma sempre in rapporto con il centro. Scontati i sublimi casi beethoveniani, come dimenticare infatti la Chasse dell'Ars Nova, la Guerre di Jannequin, il Combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi, la Leonoradi Mayr e Paër, la Prima in do min. e l'Eroica di Brahms, la Tempesta e la Patetica di Čajkovskij, il Settimino di Stravinskij? Ecco il tema del convegno, degno, è sembrato, di una autentica storia e storiografia musicale. Né mancherà la "scuola" di Beethoven, all'appello rispondendo un nome sempre pronunciato ma assai poco studiato come quello di Carl Czerny. E così la RAF ha già materia per il XV numero della sua Libreria Filarmonica.

5 ottobre 2019 - Giornata di studi a cura di Piero Mioli. Correndo il 150° anniversario della scomparsa di Hector Berlioz (1803-1869), l'Accademia ha pensato di impostare la sua annua giornata di studio su questa figura d'artista in fondo ancora poco popolare in Italia, in particolare su due versanti della sua opera che coinvolgono la penisola oggi come ieri: da un lato il diverso rapporto del maestro con la cronaca, la cultura, la musicalità italiana fra Roma, la Scala, Paganini, i colleghi (anche a teatro, anche a Bologna); dall'altro la fortuna di un'opera e di un suo personaggio-mito speciale, Les Troyens ed Enea tra libretti, musicisti, opere, cantate, tenori, musici fino alla pittura, arte sorella della musica come la poesia.

Partecipano i relatori Olga Visentini, Danilo Prefumo, Giancarlo Landini, Laura Cosso, Nicola Pirrone, Maurizio Modugno, Maurizio Biondi, Sara Dieci, Guglielmo Pianigiani, Jadranka Bentini, Alessandro Nava.

Sabato 6 ottobre 2018 - Giornata di studi “Stabat Mater” e Rossini: prima e dopo a cura di Piero Mioli. Nell'anno che ricorda Rossini al 150° dalla morte (un Rossini, si sa, lungamente vissuto a Bologna), l'Accademia Filarmonica prende spunto dalla prima esecuzione italiana del suo Stabat Mater (Bologna, 1842) per allargare il discorso sul venerabile testo medievale e la sua straordinaria fortuna musicale d'ambito sia liturgico che concertistico. L'argomento, poco presente nella bibliografia generale, permette una panoramica storico-geografica che senza dubbio è molto in linea con la cultura internazionale e per così dire intertemporale della Filarmonica. Le dieci relazioni della giornata spaziano dunque dal Tre al Novecento, dai maestri fiamminghi a quelli napoletani, dall'Ovest all'Est dell'Europa, attorno a un Rossini assai più problematico di quanto si sappia. I relatori: Angelo Rusconi, Pietro Ceccarelli, Antonio Caroccia, Andrea Parisini, Giuseppe Rossi, Reto Müller, Olga Visentini, Giuseppe Martini, Chiara Sirk, Antonio Castronuovo.

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